Il 28 settembre si terrà a Vicenza il Corso "Urgenze e emergenze in sala parto", una giornata in cui si alterneranno teoria e pratica: ce la racconta il Dott. Claudio Crescini del Gruppo Emergenze Ostetriche.

Le emergenze distocia di spalle e emorragia post partum sono i due temi del corso che si terrà a fine settembre a Vicenza. Come sono organizzate le sessioni?

Nel corso, come per gli altri organizzati dal Gruppo Emergenze Ostetriche, la lezione frontale occuperà solo una parte limitata del tempo. La parte teorica e quella pratica non sono equamente divise. Infatti è dimostrato da tempo che l’ascolto di sole sessioni teoriche ha un limitato valore nella piramide dell’apprendimento: dopo sole due settimane rimane circa il 5-10% di quanto semplicemente ascoltato.
Il vero apprendimento inizia con l'attivazione della maggior parte dei sensi: vista, udito, voce per partecipazione e discussione e soprattutto la manipolazione.
Nel nostro corso trattiamo di  emergenze ostetriche, la prontezza e l'esatta conoscenza delle azioni da compiere fanno la differenza quando si ha a che fare con conseguenze che possono essere gravi o addirittura funeste.
Le emergenze ostetriche sono per fortuna eventi rari, ma ciò significa che si vedono poco nella pratica clinica. Ecco perché serve il corso pratico in cui siano previsti: l’utilizzo di simulazioni, manichini e scenari contestualizzati per insegnare a prendere decisioni rapide nel modo migliore possibile.

Come si svolge in pratica questo tipo di percorso formativo?

Il discente segue la lezione, e subito dopo fa anche la pratica.
Nel caso della distocia di spalle il corpo del bambino rimane intrappolato: ci sono cinque manovre da svolgere tempestivamente e in successione per risolvere in tre minuti il problema. Solo se ho esperienza della manualità posso agire in modo automatico.
Un punto di forza della parte pratica che si propone nel corso è la “simulazione complessa”: non solo le manovre da fare e l'azione ma tutto lo scenario. L’esercitazione pratica si svolge in una situazione di emergenza quasi reale: una persona grida e qualcuno simula l'intervento dell’accompagnatore, il marito o un altro parente o amico della partoriente. Rendiamo l'intervento difficile ostacolando di nascosto anche le manovre. Perché è quello che accade in sala parto dove devo gestire una situazione complessa e anche di stress e comunque prendere una decisione e agire.
Alla fine resta tutto: la teoria, la pratica, l'intervento vero e l'automatismo nella gestione anche del rapporto con la donna, gli altri membri del team e con i parenti.

Quando è iniziata l'attività formativa del Gruppo Emergenze Ostetriche?

Sono circa 12 anni e abbiamo già organizzato più di un centinaio di corsi in tutta Italia.
All'inizio eravamo in due, io e il Dott.Ragusa. Il corso durava mezza giornata e si insegnavano solo due esercitazioni manuali per risolvere due complicanze del parto. Per i nostri primi corsi ci eravamo ispirati a quelli inglesi in cui si alternano la parte teorica e l’uso di piccoli simulatori.
Le richieste sono poi aumentare ed è stato necessario approfondire nuovi casi di emergenze ostetriche.
Negli ultimi anni sono usciti studi che confermano che in ambito ostetrico sono in calo mortalità, morbilità e contenziosi medico legali là dove si pratica la simulazione come forma di apprendimento e miglioramento delle prestazioni: la formazione ha giocato un ruolo essenziale.

Come sono stati selezionati e realizzati i simulatori dei corsi GEO?

Ci sono solo due aziende che producono questi simulatori e nel tempo l’offerta di questi ausili si è molto arricchita anche nel campo delle emergenze ostetriche. Ma quando abbiamo iniziato alcuni simulatori o erano troppo costosi o erano difficili da usare o erano oltremodo complessi. Così abbiamo pensato di progettare e poi di far realizzare dei prototipi da un artigiano.
Adesso abbiamo un grande magazzino dove sono depositati tutti i materiali, quelli acquistati e quelli autoprodotti. I simulatori sono riposti in valigie e vengono spediti in tutta Italia dove facciamo i corsi. Al termine di ogni corso nel nostro magazzino un collaboratore ripristina le funzionalità dei simulatori.

Come è organizzato oggi GEO?

Siamo partiti in due e oggi siamo in 27 docenti: alcuni di questi sono stati prima nostri corsisti. Fanno parte del gruppo anche giovani ostetriche, oltre che medici ginecologi, anestesisti e pediatri.
Siamo una APS, Associazione di Promozione Sociale. Abbiamo un bilancio controllato dalla prefettura e anche se non abbiamo un vero e proprio attivo possiamo dare rimborso spese e un minimo gettone di presenza. Ma noi collaboratori abbiamo come primo scopo l’insegnamento, l'aggiornamento e lo sviluppo dei simulatori per i quali è necessario uno studio continuo.

Quali sono gli ultimi progressi che avete fatto con i simulatori?

Di recente abbiamo introdotto il corso per la gestione delle lesioni del perineo dopo parto, incluse le più complesse lacerazioni di quarto grado. Abbiamo così ideato e realizzato un simulatore con le  lingue di bue che consente ai discenti di eseguire la riparazione chirurgica “del pavimento pelvico femminile” in modo tecnicamente aderente alla realtà.. Da un fornitore di prodotti animali da consumo acquistiamo  per lo stesso scopo il  perineo di maiale. L’apprendimento su materiale biologico è molto più efficace rispetto ai simulatori di materiale sintetico. Per la maggior parte, comunque, i simulatori sono realizzati con materiale sintetico, silicone soprattutto, ma anche legno e gomma piuma: sono tutti conservati in ambiente aerato e asciutto per evitare la crescita di muffe. Alcuni di questi simulatori al silicone provengono direttamente dall’Australia e sono estremamente costosi ma molto realistici.
I materiali biologici vengono acquistati al macello, poi preparati, fissati e abbattuti perché il classico congelamento danneggia  il tessuto. Il materiale biologico così preparato viene riposto in apposite confezioni e  solo poche ore prima dell’inizio della parte pratica si scongela e si allestisce per la simulazione.
Questa elevata specializzazione ovviamente comporta  anche dei costi, non tanto del materiale biologico che acquistiamo al macello , ma per il lavoro di preparazione: ci sono tempi lunghi, anche 40 minuti di lavoro per la preparazione di un simulatore. Inoltre anche il materiale chirurgico ha dei costi, il filo di sutura ad esempio è estremamente costoso.
È importante dire anche questo perché i discenti devono avere chiaro anche questo aspetto.

Uno dei temi del corso che si terrà a Vicenza è l’emorragia post partum: come si svolge questa simulazione?

Si inizia con la simulazione dei gesti chirurgici per  tamponare l’ utero e poi il discente si esercita con le suture emostatiche su un modellino di utero sintetico. Successivamente si ricrea  uno scenario “ quasi reale”: un’ostetrica nostra collaboratrice indossa  sull’addome una specie di zaino che contiene una sacca con un litro e mezzo di liquido rosso. In più tiene un bambino/bambolotto tra le braccia come una donna che ha appena partorito. Oltre alla perdita di sangue si simula anche la tachicardia e la perdita di pressione, il tutto in presenza  di un docente che impersona il parente/accompagnatore. In questo scenario che ricostruisce quanto avviene nella realtà i discenti recitano la parte del personale di sala parto (il ginecologo, le ostetriche, un anestesista, il pediatra, le infermiere). Sono anche disponibili tutti  i presidi medico chirurgici necessari per affrontare l’emergenza.
Il parente/accompagnatore è una presenza fondamentale: nella simulazione come nella realtà può essere collaborativo oppure no e spesso la sua ansia o aggressività deve essere contenuta.
Quando tutto finisce bene si parla di come ognuno dei partecipanti si è sentito, come ha vissuto personalmente questa esperienza, che cosa pensa di aver fatto bene e cosa no: si analizza nei dettagli che cosa è successo. Si fa quello che si chiama “debriefing”.

Un vero e proprio lavoro di gruppo…

Certo: in sala parto ci deve essere un team.
Sta scomparendo l’idea del medico come “l’uomo solo al comando”: un tempo era diffusa, ma  ormai permane solo in poche realtà locali. Oggi per fortuna nella maggioranza dei punti nascita c’è il lavoro di gruppo e ognuno si sente responsabile del suo ruolo.
Noi proponiamo ancora un passaggio successivo: nel teamwork mi sento responsabile del risultato finale del lavoro di tutti. Come in ogni gruppo c’è un leader, ma può cambiare, a volte è il medico esperto ginecologo, in altri casi è l'anestesista: dipende dal tipo di emergenza ostetrica che si sta affrontando.
In un vero teamwork i ruoli sono definiti e chiari e chi entra nel gruppo deve sapere cosa fare in base alla figura professionale che ricopre.
Sappiamo che la maggioranza di errori è data dai difetti di comunicazione, questo aspetto va superato anche con la giusta formazione al lavoro di gruppo. Su questo in Italia siamo un poco  indietro rispetto ai Paesi anglosassoni: per questo abbiamo iniziato corsi di comunicazione, ma non ancora di vero e proprio team building.

E per la sessione dedicata alla distocia di spalle?

Avremo dei simulatori di bacino femminile, dall’ombelico in giù per capirsi. All’interno è sistemato un ”neonato” del peso di circa 3 kg: il bambolotto rappresenta il feto a termine che resta bloccato con le spalle sotto la sinfisi pubica. Il docente mantiene il bambolotto bloccato e il discente esegue le manovre. Lo stesso simulatore è adatto anche ad insegnare l'applicazione e il funzionamento della ventosa.

Come GEO si inserisce nel Congresso AOGOI in Veneto?

AOGOI è una grande associazione professionale che si occupa di aspetti formativi, congressi, iniziative di varia natura e che sostiene le istanze per il miglioramento assistenza materno-infantile. Ha anche un ruolo di sostegno o di consulenza per i colleghi coinvolti in procedimenti giudiziari, che di rado sono causati dalla sola responsabilità diretta del medico, sono più spesso di natura organizzativa, strutturale o di comunicazione deficitaria.
Il Gruppo Emergenze Ostetriche è nato 14 anni fa ed è una entità ben diversa da AOGOI, ma è anche vero che tutti i nostri docenti sono di fatto soci AOGOI. L’obiettivo comune della formazione fa sì che nelle sessioni in cui si vuole trattare di emergenze ostetriche GEO venga coinvolto.

Quali sono i prossimi progetti di GEO?

Il primo progetto, in cui siamo già impegnati, è fare corsi FAD e giornate monotematiche, per alleggerire i corsi. Ma stiamo anche lavorando a nuovi simulatori dei quali abbiamo già i progetti.

PROFILO

Nome: Claudio Crescini
Ruolo: Vicesegretario nazionale AOGOI
ASST BG Est  (Ospedale Bolognini di Seriate e Pesenti Fenaroli di Alzano Lombardo - Bergamo- Italia)
già Direttore DMI Azienda Ospedaliera Treviglio (BG)
Specialità: Medico Chirurgo - Ginecologia Ostetricia
Sito web: www.gruppoemergenzeostetriche.it/